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L’Atlas V (“Atlas V”) è il più nuovo della serie di razzi da lancio sacrificabili della Lockheed Martin. (“Sacrificabili” sta a significare che ogni razzo è usato una volta soltanto).

I primi razzi usavano per il carburante serbatoi a palloncino. Questi serbatoi quando vuoti non bastavano da soli a sostenere il peso del razzo – dovevano essere pressurizzati per evitarne il crollo. L’Atlas V è diverso in quanto utilizza strutture di supporto rigide, in modo che supporti il proprio peso anche quando i serbatoi sono vuoti. Questo sviluppo fa che l’Atlas V è più simile ai razzi Titan (anche loro della Lockeed Martin, ed infatti saranno sostituiti dagli Atlas V).

Come l’Atlas III, l’Atlas V utilizza motori RD-180 che furono ingegnati e costruiti in Russia. Questo fatto è alquanto ironico perchè I primi Atlas erano ICBM, di cui molti erano infatti puntati alla ex Unione Sovietica.

Fino al febbraio del 2006, i sette lanci dell’Atlas V sono stati dei successi. I primi cinque erano satelliti da comunicazione e gli ultimi due erano il Mars Reconaissance Orbiter (MRO) e New Horizons (una missione con destinazione Pluto). Il mdello Atlas V del museo è quello che lanció New Horizons il 19 gennaio 2006.

L’Atlas V puó avere da zero a cinque razzi propulsori. Il modello nel museo ne ha cinque. C’è da notare che non sono arrangiati simmetricamente.

Se leggete i vari cartellini di questo modello, ne noterete uno che dice ILS che sta per “International Launch Services”. ILS è il fornitore di lancio per gli Atlas V ed i razzi russi Proton.

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